Il campionato è ricominciato, finalmente anche con il pubblico (parzialmente e con Green Pass).

Tanti tifosi (non tutti) possono finalmente tornare a sedere sugli spalti, a cantare nelle curve. Certo, non è ancora il tifo di una volta, le restrizione per il covid non lo permettono (ahimé). Ma almeno per qualcuno è tornata l’emozione di vedere dal vivo la propria squadra, di esultare per un gol, Var pemettendo.

Già, il Var. Abbiamo evocato per anni la tecnologia, ma adesso ci stiamo accorgendo che forse ha più difetti che pregi. Perché ci siamo resi conto che è comunque manipolabile, non restituisce al 100% la credibilità verso questo calcio sempre più “pacchetto business”. Insomma, chi deve vincere, di solito, lo fa lo stesso. Con o senza Var.

E come se non bastasse ci ha pure tolto l’emozione del gol. Perché in quasi tutte le azioni che portano ad una rete, c’è da aspettare il “via libera” del Var per esultare davvero. Un fuorigioco non visto, un fallo ad inizio azione, insomma, il momento del “pallone che gonfia la rete” non è più quello decisivo per liberare le proprie emozioni.

Poi c’è il calcio in “TV”, quello delle persone che per svariate ragioni non voglio o non possono andare allo stadio. “TV”, per modo di dire ormai, perché oggi le partite sono trasmesse in streaming, su DAZN. Almeno per i prossimi tre anni dovremmo accontentarci di questo. Salvo clamorosi sviluppi.

Perché gli utenti sono arrabbiati, le prime tre giornate di campionato sono andate tutt’altro che bene. Problemi tecnici o addirittura impossibilità di collegarsi alla partita. Evviva il progresso!

E poi quel gol che arriva (ovviamente) in ritardo di un paio di minuti almeno, perché lo streaming non è vera diretta come la TV. Allora capita che se il vicino di casa sta ascoltando la partita alla “vecchia e sempre cara radio”, la sua esultanza ci faccia capire di aver fatto gol anche se davanti a noi lo schermo ci invia ancora le immagini di un fallo laterale.

E l’emozione del calcio dove è finita? Probabilmente nei portafogli di DAZN, della Lega Calcio e di tutte le società che hanno accettato questo (triste) compromesso. Vendendocelo come futuro, quando in realtà il futuro è ancora quella “vecchia radiolina”, l’unica a permetterci attualmente di esultare ad un gol prima di tutti gli altri. Sempre, Var permettendo.

Alessandro Mazzoni

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