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Il giorno dopo la “disfatta di Bosnia”, la terza in 12 anni dopo Svezia e Macedonia, è (ancora) processo al calcio italiano.

Un processo che fino ad oggi si è sempre risolto senza colpevoli, se non con la “testa” del CT di turno.

Ieri, a mente ancora calda, mister Gattuso non ha voluto dare indicazioni sul suo futuro:

“Siamo distrutti, la delusione è troppo grande. Purtroppo il calcio è così, io nella mia carriera ho gioito per vittorie e sofferto per sconfitte. Abbiamo dato tutto ma non è bastato. Il mio futuro? Non conta nulla ora il mio futuro, siamo troppo dispiaciuto per non aver ottenuto il risultato”

Nel frattempo gli italiani chiedono la “testa” di Gravina, presidente della FIGC, rimasto sempre al suo posto nonostante i fallimenti, gravissimi, già arrivati in passato.

Il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, ha puntato il dito proprio su di lui, facendo anche il nome del possibile sostituto, quel Giovanni Malagò già presidente del Coni dal 2013 al 2025.

Gravina non abbassa la testa, non ha nessuna intenzione di lasciare la sua poltrona, ieri è sceso negli spogliatoi per complimentarsi (complimentarsi??) con la squadra per l’impegno profuso. Ed è arrivato perfino a chiedere già a Gattuso di rimanere sulla panchina azzurra, pronto magari a trovare il solito capro espiatorio da qualche altra parte.

Ma un decisivo attacco frontale (lo speriamo) è arrivato oggi direttamente dal ministro dello Sport, Andrea Abodi, che senza mezzi termini, ha detto:

Mi dispiace pensare che ci sia un’intera generazione di bambini e ragazzi che non abbia ancora provato l’emozione di vedere la Nazionale in un Mondiale. Mi dispiace pensare che ci sia un’intera generazione di bambini e ragazzi che non abbia ancora provato l’emozione di vedere la Nazionale in un Mondiale

Un messagio chiaro e inequivocabile a Gravina e ai suoi “sudditi”.

Perché “l’Italia deve tornare ad essere l’Italia anche nel calcio mondiale”, ha concluso Abodi.

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