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Dopo l’ultima prestazione (con gol) in Turchia, da parte di Michael Kayode, è riscoppiata la polemica nazionale sui giovani talenti italiani che “scappano” dall’Italia perché qui da noi non ne viene riconosciuto il valore.

Un concetto troppo semplicistico se trattato in questi termini.

La realtà, talvolta, è diversa. Oggi è facile (e per me perfino sciocco) “sparare” sulla Fiorentina per la sua cessione al Brentoford per 16 milioni (più o meno). Bisognerebbe fare una serie di analisi molto più serie e approfondite, piuttosto che partecipare allo sport nazionale “spara sul bischero”.

Dare le colpe alla Fiorentina o a Pradè per averlo ceduto due anni fa in Premier, per una cifra che allora pareva perfino importante mentre oggi, alla luce delle sue prestazioni nel campionato inglese e dell’altro giorno con la maglia azzurra, ci sembra totalmente fuori luogo.

Cominciamo col dire che nel calcio non si può vivere di rimpianti, talvolta si devono fare delle scelte, che non sempre risultano azzeccate. E’ vero che i direttori sportivi sono pagati anche per avere il cosiddetto “occhio lungo”, ma tra questo ed essere dei maghi che prevedono il futuro ce ne corre.

Facciamo qualche passo indietro, al percorso che ha fatto questo ragazzo. Ricordiamo che prima di approdare alla Fiorentina per “pochi” euro, era stato scartato dalla Juventus, che non aveva minimamente creduto in lui. A Firenze si ricorda qualche mese giocati alla grande, poi un lungo periodo di appannamento.

Ricordiamo anche che Vincenzo Italiano, che oggi è osannato in Turchia, lo teneva in panchina. E lo stesso Palladino proprio non ha mai creduto in lui, visto che non lo ha mai fatto giocare e dato il benestare alla sua cessione.

Oggi son tutti esperti di calcio, a dare la colpa a Pradè. Il fatto è solo uno. Ed è cronaca. Kayode, quando è stato venduto, non stava assolutamente giocando bene. Giocava poco e nulla e quando scendeva in campo con la maglia viola era un disastro. Certo, prima di vendere un giovane italiano bisognerebbe pensarci mille e una volta, ma in questo modo c’è anche il rischio di prendere decine di cantonate per salvarne una.

Kayode, oggi, è un giocatore che deve ancora dimostrare tutto. Non sarà certo una partita giocata benissimo contro la Turchia a farlo diventare Hakimi. Glielo auguriamo, anzi che diventi ancora più forte.

Ma, in tutta sincerità, vivere di rimpianti e dare le colpe alla Fiorentina per ogni scelta sbagliata col senno del poi, ci avrebbe anche stufato.

Un pensiero su “Kayode, non facciamo (tutti) gli ipocriti “all’italiana””
  1. Giusto il discorso di QFR su Kayo, che fece un partitone a Genova e stop. Uno mi ha scritto che aveva 18 anni. Che vuol dire ? Comunque sono cose che capitano.

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