Un estratto del racconto di Enzo Bucchioni sulla scomparsa del nostro Presidente, Rocco Commisso, per Viola News:
“Un uomo mai banale, imprevedibile. O bene bene o male male. Bianco o nero. Di quelli che odi o ami. Come tutti i combattenti, le vie di mezzo non gli sono mai piaciute. E Rocco era un combattente. A Firenze lo hanno amato, ma lo hanno anche odiato. Inutile nasconderlo, l’ipocrisia non mi appartiene. […] Il calcio ha questa cultura, conta solo vincere e Rocco ha fatto fatica ad accettarlo fino in fondo. Si era fatto da solo, con la sua forza e le sue idee, pensava di trasportare in Fiorentina il modello Mediacom, un modello vincente, a gestione familiare, ma non ce l’ha fatta. Una squadra non è una famiglia, gli allenatori e i giocatori non sono figli e i dirigenti devono essere bravi, non brave persone. È diverso. […]
Poteva mettere i migliori, ha preferito quelli che gli stavano vicino e non sempre sono state scelte vincenti. La malattia e la sua assenza da Firenze purtroppo sono state fatali. Anche la politica è stato prima un ostacolo, poi un nemico. Qualcosa si è rotto quando non gli hanno fatto costruire lo stadio. Senza le risorse che portano certe infrastrutture è difficile alzare i fatturati in una piazza come Firenze, il sogno di Rocco è finito lì: non voleva vivacchiare.
E per orgoglio non voleva neanche vendere, andarsene gli sembrava una sconfitta. “Deciderà Catherine”, mi rispose così, davanti alla bara di Joe Barone quando gli domandai del futuro. Sapeva che io sapevo della sua malattia e non si nascose.”


