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Siamo arrivati ormai quasi alla fine della stagione, mancano ancora tre partite di campionato che ci potranno dire tutto e nulla di questa stagione. Una stagione che almeno una cosa ce l’ha detta, questa squadra è la più forte costruita nell’era Commisso e anche di qualche anno prima. Eppure proprio quest’anno rischia di rimanere fuori anche dall’Europa “dei piccoli”.

Tutto si giocherà nelle prossime tre partite, come detto, dove pradè ha chiesto l’obbligo dei 9 punti. Che saranno difficilissimi da ottenere, perché il Venezia si giocherà in casa il tutto per tutto ed è stato avversario difficile per tutte, perché poi hai il Bologna di Italiano (e ho detto tutto) e per ultima la mai facile trasferta ad Udine, considerando che all’andata ci hai pure perso in casa.

Tutto sul campionato perché la Coppa Italia se ne è andata subito contro le riseve dell’Empoli e ieri è finita anche l’avventura in Conference, quella che ancora poteva portare in Europa, oltre che una coppa (maledetta) a Firenze. Certo, ci sarebbe stato il Chelsea in finale, una avversaria che sulla carta ha già vinto il titolo da inizio competizione visto che parliamo di una squadra di un’altra categoria. Invece quella partita la giocherà il Real Betis, perchè la Fiorentina ieri non è riuscita a ribaltare la sconfitta dell’andata.

O meglio, c’era anche riuscita, visto che nei tempi regolamentari, con tutti i migliori giocatori in campo, i viola erano riusciti in qualche modo ad imporsi con lo stesso risultato di Siviglia, azzerando il vantaggio spagnolo. Ma il sogno si è infranto nel primo tempo supplementare, dopo che dal campo erano usciti praticamente tutti quei giocatori che potevano dare la fiammata, da Adlì a Gosens, da Fagioli a Gudmundsson, fino a Dodò. Tutta la qualità viola seduta in panchina ed ecco che i gigliati diventano una squadra normalissima, incapace di fare male a nessuno, considerando che dopo il gol arrivato per una chiusura sbagliata di Pongracic, la reazione è stata nulla, limitata ad un passaggio al portiere di Beltran.

Se poi dobbiamo essere critici, non è che nel primo tempo, dove sono arrivati tutti i gol, la Fiorentina abbia poi fatto vedere chissà cosa. I due gol sono arrivati, come spesso accade, da calcio piazzato, in questo caso da due corner schiantati in rete dalla testa divina di Robin Gosens. Altri schemi non se ne sono visti, il portiere avversario non ha fatto una parata degna di questo nome in tutta la partita. Mentre De Gea, come al solito, ha dovuto fare gli straordinari.

Questa squadra è incapace di macinare gioco, è spesso irritante nei passaggi tra i difensori e quando questi cercano la verticalizzazione sbagliano il passaggio e danno il via all’azione avversaria. L’unico schema che funziona dall’inizio della stagione, il “passaggio lungo a Kean e che Dio ce la mandi buona”, non funziona più da quando l’attaccante viola, rientrato in famiglia per motivi personali, è è poi tornato in squadra. Non è più lui, si batte, per carità, ma anche ieri era molto nervoso, quel “qualcosa” lo deve aver colpito molto forte e noi siamo tutti con lui.

Non è certo colpa sua se è l’unica arma offensiva della Fiorentina. Tolti i gol di Kean e le parate di De Gea, questa squadra sarebbe probabilmente a metà classifica. Ben venga, per carità, sono pagati per questo. Ma molti tifosi a Firenze. con questo tipo di squadra, si sarebbero aspettati di più. Sarebbe stato doveroso pretenderlo. E per molti è apparsa come una provocazione quando, qualche ora prima dell’inizio della partita col Betis, è arrivata la notizia, totalmente inaspettata da tutti compreso il diretto interessato, della riconferma di Palladino sulla panchina viola fino al 2027.

Che da una parte, ad essere sinceri, dà l’idea di una società che vuole programmare, quella di aver voluto dare segnale di continuità ancora prima di vedere i risultati di fine anno è certamente una mossa coraggiosa e per certi versi pure condivisibile. Resta da capire se la scelta di Palladino sia veramente quella giusta, resta da vedere cosa succederà ai giocatori in prestito se non dovesse arrivare l’Europa, restano da vedere tante, troppe cose.

E se Kean, senza Europa, decidesse di andare via? E se lo stesso facesse De Gea? Cosa rimarrebbe del “gioco” di Palladino quest’anno? A mio avviso ben poco. A meno che, loro, non abbiano già queste risposte. Noi non le abbiamo e per questo siamo molto dubbiosi. Ma ormai mancano poche settimane, poi potremo davvero capire se la scelta della società sia stata, veramente, ben ponderata. E, soprattutto, se dal mercato ci sarà, come successo nelle ultime due sessioni, ancora voglia di crescere.

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