Ieri è stato il giorno della presentazione del tecnico viola, Paolo Vanoli. Ecco cosa ha detto:
“Per iniziare mi sembra doveroso fare le condoglianze ad Amir (Richardson, ndr) che ha perso un suo caro. Dovremo stargli vicino. Perché ho scelto Firenze? Perché so cosa è Firenze e forse era nel mio destino. Queste sfide mi piacciono, non mi fanno paura. Per uscire da questa situazione, come ho detto ai ragazzi, serve sacrificio e tanto lavoro. Ora dobbiamo mettere benzina in questa sosta, c’è da lavorare. Al mercato ci penseremo poi. In questo momento dobbiamo lavorare partita per partita, come ho detto ai giocatori possiamo essere anche i più bravi ma ora siamo gli ultimi in classifica. E quindi dobbiamo essere umili, avere l’umiltà dei vincenti. Quando vengono commessi errori è bene farlo presente, poi dipende anche da che errori vengono commessi. La società sotto questo aspetto sta crescendo, ho messo in allerta gli addetti stampa. In piazze come Firenze per resistere devi avere le spalle larghe. Difesa a 4? Oggi dobbiamo lavorare su tutto. Prendiamo troppi gol da calci piazzati ma per la sfida di Genova non ho avuto modo di lavorarci. Oggi dobbiamo ripartire dalla lettera “A” per dare sicurezza a ciò che facciamo, poi potremo pensare anche ad altre cose. Il mio ruolo? Intanto dobbiamo riconquistare i nostri tifosi. E possiamo farlo solo mostrando sacrificio in campo. Dobbiamo prenderci le responsabilità per uscirne. Abbassare la testa, stare zitti e accettare le critiche. Cosa ho trovato al mio arrivo? La fragilità di quando prendiamo gol. Quando sono arrivato avevo paura che la squadra non avesse la consapevolezza di dove siamo. Non è facile iniziare lottando per una cosa e poi trovarti in fondo. Quello che posso dire con certezza è che questa consapevolezza c’è e che agli allenamenti vedo la fame di uscirne. Bisogna però non avere fretta e fare tutti gli step necessari. Fagioli? Giocatore di qualità ma deve dimostrarlo. A me non interessa chi è bravo ma chi mi porta risultati. Quando sento dire che una squadra al 60′ cala mi cadono i cogl****, con i 5 cambi che ci sono oggi nel campo, che sono il 50% della squadra, questo non può accadere. Se accade vuol dire che chi è entrato lo ha fatto male. Stamani ho fatto i test fisici per sapere come lavorare su ogni giocatore. Piccoli non ha il fisico di Dodò, non puoi allenarlo allo stesso modo. Gudmundsson? Non devo capirlo io, lui deve capire me e deve farlo anche velocemente. Lui come Fagioli sono giocatori di qualità ma lo devono dimostrare. Devono cambiare mentalità. La qualità del gruppo? La risposta che ho avuto domenica su un campo difficile. Il gruppo ha grandi potenzialità. Pioli aveva scritto sulla lavagna che Allegri non aveva considerato la Fiorentina per la Champions? A me non frega nulla della lavagna, ai ragazzi ho detto che possiamo scrivere una pagina nuova. Se pensiamo al passato non se ne esce. Se queste cose succedono significa che qualcosa è stato sbagliato, ma il calcio ti dà la possibilità di rifarti. A Firenze ho vinto una Coppa Italia, ma non l’ho vinta io, l’ha vinta il gruppo. Io ero l’operaio che ha fatto gol perché avevo una voglia assurda di vincere. Vorrei che questa Fiorentina avesse la fame di quella. L’attacco? La società ha lavorato bene, inutile dire che Kean e Piccoli sono molto simili. Ma in prospettiva possono anche giocare insieme. La maglia della Fiorentina è pesante da indossare, i giocatori devono sapere che sono in una realtà importante che vuole vincere. Lo stadio? Un punto a sfavore ma non deve essere un alibi. I tifosi ci sostengono lo stesso. Ora sta a noi dimostrare quanto ci teniamo a indossare questa maglia.”


