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A Passione Fiorentina, l’intermediario di mercato, Bernardo Brovarone, ha raccontato la cronostoria dell’incredibile passaggio di Milinkovic Savic alla Lazio quando in realtà era arrivato in Italia per firmare con la Fiorentina:

“La questione Milinkovic Savic fu una cosa assurda. Mi chiamò Dino Pasalic dicendomi che c’era il nuovo Pogba. Andai subito a vederlo e ne rimasi folgorato. Il padre era un grande amico di Dino, ma la mamma era fidanzata con un amico di Igli Tare, allora ds della Lazio. Ecco perché la mamma tirava perché passasse alla Lazio, il padre alla Fiorentina. Lotito lo aveva invitato 3 giorni a Roma, puoi immaginare come se lo era incaramellato tutto. Ma Dino poi mi chiama e mi dice che Sergej era disposto a venire alla Fiorentina, per cui gli organizzzo una call con Paulo Sousa che gli promette due anni alla grande in viola giocando con Mario Suarez per poi lasciarlo andare al Real Madrid che era il suo sogno. La Fiorentina aveva chiuso col Genk a 6 milioni oltre al 40% sulla futura rivendita, che poteva essere una cifra assurda. La Lazio invece proponeva 10 milioni a titolo definitivo senza percentuale futura. Addirittura Della Valle aggiunse un milioni alle commissioni da dare al padre, mentre Tare mandava messaggini loschi a Pradè per convincerlo a mollarlo. Rog andò in Belgio a chiudere con il Genk e gli si disse di tornare anche con la firma di Sergej. La Fiorentina aveva già l’accordo timbrato col il Genk, il presidente raccontò che dalla Lazio non erano arrivati nè Lotito nè Tare, ma 4 gangster che dopo 15 minuti aveva buttato fuori dall’ufficio. Rog tornò a Firenze ma senza la firma di Sergej. Lui comunque aveva accettato la Fiorentina. Allora vado ad aspettarlo all’aereoporto, un caffè dopo l’altro ma non arriva nessuno. Provo a telefonare e tutti i telefoni sono spenti. Alle 19 mi chiama il padre, mi dice che è successo un casino con la ex moglie che lo voleva spingere alla Lazio, ma che Sergej vuole venire alla Fiorentina e di mandargli di nuovo i biglietti aerei che il giorno dopo sarebbero arrivato a Firenze. Il giorno dopo arrivano davvero, io li porto alla sede della Fiorentina, che allora era allo stadio, ci apre Pradè. Allo stadio nel frattempo era pieno di giornalisti. Siamo nella stanza e ad un certo punto Sergej comincia a piangere come un bambino, dicendo che lui voleva andare a Roma e che qui non ci voleva stare. Pradè mi si avvicina e mi dice che lui coi bambini non perde tempo, tanto non è che sarebbe andato in Champions con lui e non ci sarebbe andato senza di lui. Mi ha dato mezz’ora per convincerlo. Lo portai in un bar e mi disse che voleva andare a Roma, gli tirai le valigie per la strada. La Fiorentina quella volta fu perfetta, anche se Pradè era solo. Della Valle aveva saputo che il presidente del Genk produceva scarpe e gli inviò una lettera, per quiello chiusero con noi. Ma anche noi venivamo minacciati da gente brutta, lui anche, per questo secondo me scoppiò a piangere su quella sedia.”

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