Lui lo voleva nella sua squadra a tutti i costi, ha fatto di tutto per portarlo a Firenze, non ha mai avuto la minima esitazione. Parliamo di Fabio Paratici e di Mateo Pellegrino.
Il primo è il direttore sportivo osannato al suo arrivo a Firenze e messo già sulla graticola dopo gli ultimi giorni di mercato e, soprattutto, dopo le prime tre partite di campionato.
Certi motivi sono evidenti ed anche piuttosto condivisibili, anche se sarebbe sempre opportuno valutare le persone dopo un certo periodo di lavoro. Di certo è stato condivisibile il non.. condividere la scelta dell’allenatore. Per carità, tutti ci siamo fidati ed affidati al direttore, che dall’alto della sua esperienza ci aveva convinti della scelta di Fabio Grosso, un tecnico che mai aveva allenato prima una squadra importante e che, soprattutto, aveva già subìto fin troppi esoneri.
Hanno avuto, in questo caso, ragione, chi lo metteva in dubbio. Grosso è stata la scelta più sbagliata che si poteva fare, inutile dilungarsi, ce lo racconta la cronaca.
Ma non è l’unico motivo per cui tante dita si sono puntate sull’ex Tottenham. Il principale è la decisione, proprio nelle ultime ore di mercato, di rinunciare a Moise Kean, pur considerando che a Firenze era già arrivato Pellegrino e che sarebbe stato affiancato da Beto proprio in chiusura di mercato.
Questo nonostante al termine della passata stagione, sarebbe stato quasi impossibile trovare in tutta Firenze qualcuno che non avrebbe voluto mandare via a calci il “Cantastorie di Vercelli“.
Certo, era pur sempre il centravanti della Nazionale, una Nazionale che, bene ricordarlo, non è stata capace di presentarsi, per la terza volta consecutiva, ai Mondiali.
I dubbi erano soprattutto su Pellegrino, giudicato a detta di molti come “la brutta copia di Piccoli“, appena spedito a Bologna.
Sono passate poche settimane da tutto questo, chi le avesse passate in letargo e si fosse risvegliato solo oggi, non creberebbe ai propri occhi (e alle proprie orecchie).
Una intera città innamorata del suo argentino, qualcuno che fino a pochi giorni fa era tra i suoi detrattori (parliamo di giornalai, ovviamente) oggi ci ricorda magari che il suo inizio a Firenze è stato migliore perfino di quello del Re Leone. Che il buon Mateo, vivendo proprio nella casa a Firenze di Batistuta, ne abbia in qualche modo respirato il Calcio?
Fatto sta che con i suoi tre gol in quattro partite, in pochi oggi ricordano di quel “Cantastorie” approdato a Como, dove è ancora riserva del bomber greco Douvikas o di quel Piccoli, strapagato da Pradè, a cui però vogliamo ancora tanto bene, che ha raggiunto Bologna con scarse fortune.
E così, oggi è più facile applaudire Pellegrino e dire .. “bravo Paratici”!!!
