Finalmente ha un nome. Un nome che, di fatto, ne certifica anche l’esistenza.
Si chiama “Gioca Juer”, come il tormentone di Claudio Cecchetto anni ’80, ed è appunto il nome dato al “Codice Rocchi“, ovvero il codice con il quale il designatore (ormai ex) dell’AIA faceva ingerenza sulle decisioni prese dal Var e, di conseguenza, su quelle finali prese dal direttore di gara in campo.
Ecco come funzionava.
Rocchi, che non poteva essere fisicamente presente in Sala Var, dove di volta in volta si trovava l’addetto Var e l’assistente Avar, assisteva alla partita (o alle partite) da una sala contigua, facendo molta attenzione ad ogni singolo episodio.
Poi bastava una “bussata” al vetro accompagnaa da uno specifico gesto, ovvero:
- Mano alzata = non intervenire
- Pugno alzato = intervenire
Regole semplici semplici, sufficienti a determinare l’intervento del Var durante la partita, oppure tenerlo “a bada”.
Pare che “la bussata” in Sala Var fosse un protocollo molto conosciuto: “In Sala var se ne parlava e si sapeva che non era previsto dal regolamento” afferma l’ex arbitro Minelli all’AGI.
Ecco perchè, secondo il pubblico ministero, l’ex designatore Rocchi teneva letteralmente “in mano” o “in pugno” tutte le decisioni che arrivavano da Lissone. Fino all’esempio di quella di Udinese-Parma della scorsa stagione, quando addirittura si è affacciato al vetro per “decretare” un rigore all’addetto Var, “consiglio” recepito (lo si vede benissimo dal labiale raccolto in questo video) ed applicato.
Pensare che una volta il “Gioca jouer” era perfino divertente, cosa che questo calcio non è ormai più da decenni. Ma cambierà mai?
