Sembrava che Palladino avesse trovato a Bergamo la sua dimensione, dopo i disastri fatti da Juric e soprattutto dopo la bellissima vittoria sul Dortmund, tanto che il suo rinnovo pareva essere già sul tavolo e, così almeno si dice, fu proprio lui a prendere tempo per non rischiare di dover fare come a Firenze, uscito da dimissionario.
Ma le cose, da allora, non sono andate troppo bene, l’Atalanta ha avuto molte battute d’arresto soprattutto con le medio piccole, un “vizietto” che il tecnico napoletano si porta dietro già dai tempi sulla panchina viola.
Oggi la Dea si trova al settimo posto in Serie A, fuori dalla Champions dopo la doppia goleada subita dal Bayern e fuori dalla Coppa Italia. E, dopo la sconfitta col Cagliari, con la possibilità di ragiungere l’Europa dal campionato ormai ridotta al “lumicino”, visto che la Champions dista 10 punti mentre Europa League e Conference 7 punti, a sole 4 partite dalla conclusione.
Tanto che i Percassi starebbero ora riflettendo, per capire se Palladino sia davvero l’uomo giusto sulla panchina dell’Atalanta, ben abituata come era a navigare nella parte altissima della classifica. Restare fuori dall’Europa significherebbe arrestare il processo continuo di crescita voluto dai Percassi, da cui i dubbi sulla riconferma del tecnico.
