A 10 partite dalla fine del campionato, la Fiorentina non è ancora salva. Oggettivamente può bastare per definire il lavoro di Vanoli, che ha preso la Fiorentina a novembre? Molto probabilmente, no.
Soprattutto se si va ad analizzare la condizione in cui versava la squadra all’arrivo dell’ex Torino: 6 punti in classifica ma soprattutto una squadra in totale elettroencefalogramma piatto.
Certe (tante) scelte di Vanoli ci hanno fatto discutere, questo è vero, a noi perfino spesso arrabbiare. Soprattutto per la testardaggine nel voler rimanere in un modulo, quel 3-5-2, che ci proiettava direttamente in B, l’errore clamoroso nell’averlo voluto riproporre anche a Udine, cosa che non ha capito veramente nessuno, per non parlare dei cambi, che spesso hanno (ri)messo la squadra in difficoltà mentale e hanno tolto più punti di quelli portati in cascina.
Ma, al netto di tutto questo, che certo poco non è, ci sono le dichiarazioni di tanti giocatori, da De Gea a Parisi, che hanno in qualche modo sottoscritto proprio in questi giorni la situazione drammatica in cui versava la squadra all’arrivo di Vanoli. Una situazione che probabilmente, da fuori, appariva grave solo nei risultati.
Ecco che il Popolo Viola, che sabato ha preso d’assalto il Viola Park per la sessione di allenamento a porte aperte, ha fatto sentire il suo calore alla squadra e al tecnico, segno di un ritrovato “piccolo amore” verso questo gruppo.
Basterà per arrivare ad una conferma? Difficile, molto improbabile. Soprattutto se la Fiorentina di Paratici avrà davvero intenzione di un deciso salto di qualità, che non può prescindere, a nostro giudizio, dalla scelta di un tecnico di livello più alto.
Certo, resta una variabile. Se Vanoli dovesse vincere la Conference? Ecco, in questo caso non sarebbe facile mandare via un tecnico che avrebbe riportato un trofeo che manca da Firenze ormai da tantissimi anni. Oltretutto un trofeo internazionale, che manca da ancora più tempo.
Ma sarebbe comunque un rischio, se la società non fosse pienamente convinta della scelta. Il rischio di buttare via un’altra stagione, nel caso le cose non dovessero andare bene.
La scelta di Paratici, in questo senso, sarà tutt’altro che facile.

