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Paolo Vanoli è ufficialmente tornato sulla panchina della Fiorentina, rilevando Grosso dopo Appena tre mesi dal suo arrivo a Firenze e dopo 4 partite ufficiali.

Un po’ come tutti, anche io mi sono fatto una idea personale sui due allenatori.

Cominciamo da chi lascia, Fabio Grosso. La sua scelta in estate non mi ha particolarmente stupito, era piuttosto chiaro che la Fiorentina sarebbe andata su un altro profilo giovane ed emergente, visto che da subito si è parlato (Paratici) di un progetto a lungo termine. Della serie, non promettiamo niente quest’anno, lasciateci lavorare e se ne riparla almeno tra un anno.

Nessuno di noi può realmente sapere, visto che in questo momento girano tante cazzate in tal senso, se Paratici abbia condiviso oppure no la campagna acquisti con Grosso. Sono illazioni fatte per vendere giornali. Mi sembra strano, che un allenatore fermamente voluto dal direttore, sia stato lasciato fuori da ogni scelta e che sia stata costruita una squadra non per lui (è stato detto anche questo), a meno che il nostro direttore non sia Tafazi travestito da Paratici.

Certo, probabilmente qualcosa tra i due si deve essere rotto, non ci sono dubbi. Ma io sono qui per dire la mia, su Grosso. La sua scelta, devo ammetterlo, mi aveva incuriosito, soprattutto perché il Sassuolo era una squadra cinica, che certo non ha mai fatto un bel gioco, ma che subiva anche molto poco ed era capace di fare male in ripartenza.

Di certo, chi pensava di vedere una Fiorentina che facesse divertire, aveva sbagliato di.. Grosso.

Dal suo arrivo a Firenze, ho avuto l’impressione di un tecnico un po’ troppo “leggero” per questa piazza. Una faccia troppo “pulita”, un modo di porsi troppo da “brav’uomo”. Insomma un profilo che, secondo me, non poteva reggere le pressioni fiorentine.

Non mi ha mai dato l’impressione di un allenatore di carattere, necessario per trasferirlo ad una squadra così giovane. Non a caso le paure, le incertezze, che avevo notato sul volto del tecnico, le ho pian piano ritrovate sul volto di ogni giocatore in campo. Perché è normale che succeda questo.

Ovviamente questo ha portato ad una disfatta anche in termini di risultati, con l’aggravante che non si percepiva la minima possibilità di cambiamento. Lo stesso tecnico, nell’ultima conferenza, aveva parlato di tempi lunghissimi e difficilissimi. Lo avevo detto subito dopo, sapeva tanto di resa.

Quindi il cambio per me è stato giusto. Avremmo seriamente rischiato di trovarci a dicembre in una situazione ancora peggiore dell’anno scorso.

Passiamo a Paoli Vanoli. In passato, prima che venisse anno scorso in viola, mi ero espresso in maniera curiosa su un suo possibile arrivo a Firenze. Mi è sempre piaciuto il suo forte carattere e lo avrei visto bene in una piazza dove spesso seve più il bastone che la carota. Non a caso l’anno scorso, grazie alla sua forza mentale, è riuscito a tirare fuori un branco di strapagati giocatori dalla melma. No, non ha assolutamente fatto poco, il buon Vanoli. Soprattutto considerando un girone di ritorno da sesta in classifica.

Contemporaneamente, però, ho dovuto prendere atto che si trattava di un altro allenatore che non gioca a calcio, che non ci fa divertire con i suoi schemi. Cosa che l’anno scorso non serviva, contava solo fare punti.

Quest’anno la situazione è un po’ diversa, perché se l’anno scorso aver portato la squadra alla salvezza è stato considerato, giustamente, un capolavoro, se lo stesso accadesse quest’ anno, con una squadra presa alla terza giornata, sarebbe una disfatta.

Vero che, quest’ anno come l’anno scorso, la squadra in teoria sarebbe stata costruita per un altro allenatore. Ma lui stesso, non più tardi di una decina di giorni fa, ha detto che “con questa rosa si può sognare”.

Ora, se le parole contano ancora qualcosa, il buon Paolo dovrà portare questa squadra ben più in alto della salvezza. O rischierà che le sue parole passino come quelle di uno sbruffone.

Non so chi altri avrei potuto prendere al suo posto, Conte o Guardiola, non scherziamo per favore. Dei veri papabili c’erano solo Thiago Motta e Palladino, perché un profilo straniero, al suo esordio in Italia, senza conoscere il campionato e soprattutto Firenze, sarebbe stato un suicidio.

Thiago Motta non è mai stato contattato, del resto lui non ha mai preso una squadra dopo l’inizio del campionato, perché i suoi dettami tattici non sono così velocemente apprendibili.

Su Palladino, ho veramente poco da dire, forse non tutti sanno che il suo addio a Firenze non è stato prettamente legato a motivi sportivi e nemmeno ad incomprensioni con Pradè (quest’ ultimo lo ha detto chiaramente in una recente intervista). Quindi non lo si poteva proprio richiamare.

Restava, in effetti, solo Vanoli. Certo, sempre una “minestra riscaldata”, i dati ci dicono che i ritorni a Firenze sono stati sempre fallimentari. Speriamo che Vanoli sappia cambiare anche questo trend.

Il tempo ci sarebbe, la squadra non sarà certo da Champions ma nemmeno dà salvezza, Paolo conosce Firenze quasi meglio di molti fiorentini, da giocatore e da allenatore. In questo momento credo che nessuno fosse meglio di lui.

A patto che ce ne rendiamo tutti conto, che mettiamo da parte il “criticone fiorentino” che c’è in noi e che sosteniamo lui e i ragazzi a prescindere da tutto quelli che possa accadere nelle prossime partite.

Per una semplicissima ragione: non abbiamo davvero altra scelta. Chi continua a fare processi a Grosso, a Vanoli, a Paratici, alla società, oggi, lo fa solo per vendere giornali. Se siete veri tifosi viola, seguite il cuore, non I giornalai.

Forza Paolo, forza Fiorentina!!!

Un pensiero su “La mia opinione sul ritorno di Paolo Vanoli (e su Grosso)”
  1. Visto e considerato che ormai quasi tutti gli allenatori italiani fanno catenaccio (pardon: blocco basso resiliente) e contropiede (pardon: ripartenza in transizione verticale) mi disinteresserò a questa porcheria.
    Ve lo immaginate un saltatore con l’asta che, sulla pedana, si chiede: “Faccio un bel salto o supero l’ostacolo?…”

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