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Cambiano i dirigenti, cambiano gli allenatori, cambiano perfino tutti i giocatori, ma la situazione in Fiorentina è sempre la stessa, ultimo posto in classifica, 0 punti in 3 partite. Cosa che quando cambi completamente una squadra, come era chiesto dalla piazza dopo le sciagure della passata stagione, può normalmente accadere.

Eppure la pazienza è durata 3 giornate di campionato, poi i tifosi hanno cantato la loro decisione (“salta la panchina“) e la Fiorentina, non sappiamo se ascoltando o meno gli umori della piazza, ha preso quella decisione, tornando a puntare su un allenatore che l’anno scorso aveva salvato la squadra e tirato fuori perfino qualcosa di buono.

Sia dagli addetti ai lavori che non, è apparsa evidente l’inadeguatezza di Grosso, sia nella gestione del gruppo squadra che delle interviste, dove lasciava trasparire sempre un incomprensibile malumore, come se lui di questa squadra non ci capisse assolutamente nulla.

Chi lo ha detto? i giornalisti, ovviamente, coloro che ormai a Firenze (e non solo) fanno il buono e il cattivo tempo, influenzando con una capacità assoluta l’umore di una piazza e forse perfino quello di una squadra.

Perché il centro di energia ora non sono più gli sbagli di Grosso, il fatto che in tre mesi non abbia praticamente mai messo in campo la stessa formazione. Certo, gli mancavano gli esterni fino all’ultim giorno di mercato, come faceva poveretto ad inserirli nel suo progetto? Per poi vedere che Gattuso ha inserito benissimo Gudmundsson arrivato l’ultimo giorno di mercato (a Firenze in due anni non si è riusciti a farlo mai giocare nel suo ruolo), tanto da metterlo in condizione di segnare il gol vittoria ad Udine. Che Abate ha inserito benissimo Mandragora a Torino fino a permetterli si segnare il gol rimonta del Torino. Che Fabregas ha inserito benissimo Kean da permettergli di collezionare il primo assist con la maglia del Como. E non dite che erano realtà già costruite in passato, delle tre menzionate solo il Como.

Il fatto, evidente, è che Grosso ha avuto due mesi pieni per sistemare la difesa e il centrocampo, da metterlo in condizione di fare delle scelte proprie. Cosa che non è mai accaduta, perché in 3 giornate di Serie A si sono viste tre formazioni completamente diverse.

Lo voglio ripetere, senz’altro normale dare tempo ad un allenatore quando la squadra è completamente rivoluzionata. Ma qui siamo davanti ad un allenatore che, in sala stampa, ammainava già bandiera bianca. Le sue parole sono state inequivocabili: “Mettere insieme una squadra sarà un lavoro lunghissimo e complicatissimo“. Più ammissione di resa questa!

Io credo che nessun direttore sportivo, a sentire certe affermazioni, a cui probabilmente avranno dato seguito dei confronti personali, possa permettersi di tenere un allenatore con zero motivazioni. E il cambio con Vanoli, per quanto grottesco, era l’unico affrontabile a campionato iniziato. Mi viene perfino da pensare che lo stesso Vanoli sia stato messo già in preallarme con la scelta di Grosso, che forse è stato un tentativo di provare una scommessa sulla panchina della Fiorentina che poteva andare benissimo o, come è stato, malissimo.

Adesso però è cambiato lo sport, ora sulla graticola ci è finito Paratici. Sì, proprio lui che dopo i primi eccezionali colpi di mercato era stato, giustamente, osannato. Come se non si sapesse dal 1 giugno che alla prima vera offerta Kean sarebbe stato venduto. Lo avevano chiesto gli stessi tifosi dopo le prese in giro della passata stagione. Certo, gli errori li ha fatti, quello di puntare su Grosso è senz’altro uno, quello di cedere a cuor leggero Mandragora, per me un altro, come per lo è stato non fare di tutto per portare a Firenze Torreira (altro che il bollito Brozovic) che in viola sarebbe tornato di corsa. Io sono certo che con Torreira in squadra e tenendo Mandragora questa rosa avrebbe guadagnato in regìa e non perso in esperienza. Quindi, gli errori li ha fatti certamente anche lui. Ma, a mio avviso, non è vero che ha comprato figurine. In Europa coi giovani ci vincono i campionati.

Oltretutto è la stessa solfa che si è sentita l’anno scorso con Pradè, tutti acquisti sbagliati, tutte “figurine”, nessun leader, salvo poi vedere quelli stessi giocatori, oggi, fare le fortune delle rispettive squadre. Io non credo a direttori sportivi tafaziani. Credo a direttori sportivi che, come tutti, commettono errori. Nel calcio il più bravo è quello che sbaglia meno.

Del resto a Firenze abbiamo cambiato tutto, dal direttore sportivo a tutta la squadra. E i risultati non sono cambiati. Siccome non si può puntare il dito su Commisso, che il suo compito di tirare fuori i soldi lo fa sempre, restano due cose che non cambiano mai a Firenze. I tifosi e i … giornalai. Io non sono per dare le colpe ai tifosi, anche se continuo a pensare che spesso ci mettiamo del nostro.

Preferisco dire attenzione a chi ascoltate, a cosa leggete. Perché lo dico? Perché spesso e volentieri, certe frasi, certi concetti, che leggo sulla nostra pagina Facebook e non solo, sono gli stessi identici, spesso con le stesse identiche parole, che sento dire e scrivere ai .. soliti noi. Certo non sono i giornalisti ad andare in campo, ci mancherebbe, ma per distruggere l’armonia di un ambiente, a volte basta mettere in giro anche solo una voce. Tanto nel mondo di oggi nessuno va ad assicurarsi che poi sia vera.

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