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Ci ha lasciati “Gigi” Radice: portò la Fiorentina in testa nel ’92

“Gigi” (Luigi) Radice se n’è andato. Un altro baluardo di quel calcio che non c’è più è salito in cielo.

Solo nel 2015 il figlio Ruggiero aveva rivelato, durante un’intervista, che Gigi Radice era affetto da Alzheimer. Si è spento oggi, 7 dicembre, all’età di 83 anni.

E’ stato allenatore della Fiorentina prima nella stagione 1973/74, squadra con cui fece il suo esordio in Serie A e poi, durante l’era Cecchi Gori, dal 1991 al 1993.

Dopo la prima esperienza in Viola passò una stagione a Cagliari per poi trasferirsi al Torino trascinando i granata nella stagione 1975/76 alla conquista del primo Scudetto del dopo-Superga.

Alla Fiorentina fu assunto da Cecchi Gori come sostituto di Sebastiao Lazaroni. Nella stagione 1993/94 fu protagonista del clamoroso esonero ad opera di Vittorio Cecchi Gori.

Quella era la Fiorentina di Batistuta, Effenberg, Laudrup, Baiano. Era una squadra spumeggiante che dopo 13 giornate si ritrovò, meritatamente, seconda in classifica.

La Fiorentina di Radice era riuscita a sconfiggere la Juventus (2-0) e la Roma (2-1) in casa. C’erano state  le goleade casalinghe contro Ancona (7-1) e Sampdoria (4-0), ma anche la pesante sconfitta in casa contro il Milan (3-7).

Fino alla sosta invernale tutto sembrava procedere per il meglio. Fu una sosta particolarmente lunga e la squadra ne approfittò per distrarsi, troppo! Al ritorno del campionato, il 3 gennaio 1993, i risultati di quell’esagerata “allegria” in cui era caduta la squadra, non tardarono a farsi sentire.

A Firenze arriva l’Atalanta di Marcello Lippi che giocava un buon calcio. I pronostici erano tutti a favore dei gigliati, che invece risposero con una prestazione deludente. Fu una Fiorentina anche sfortunata, che mancò in alcune occasioni la rete del vantaggio che poteva cambiare la partita e la storia di quel campionato.

Invece, al 53‘, Rambaudi lancia Perrone, Mareggini tenta l’uscita disperata ma viene trafitto proprio sotto la “Fiesole”. Il pubblico, favorito dal freddo, rimane in tutti i sensi gelato. La Fiorentina tenta di reagire, ma le gambe sono imballate e finisce con l’Atalanta che espugna Firenze.

Si scatena la rabbia del pubblico, ma soprattutto quella di Vittorio Cecchi Gori. Reazione apparsa, ai più, esagerata, perchè con quella sconfitta la Fiorentina era comunque scesa al 6° posto a soli 2 punti dalla zona Europa. Poco dopo la fine dell’incontro, Vittorio Cecchi Gori prende la decisione, confermata in diretta al Processo del Lunedì, di esonerare Radice.

Fu uno shock per la squadra, che entrò in unh periodo di involuzione allucinante. Al posto di “Gigi” Radice arrivò in Viola Aldo Agroppi. Un tecnico ormai senza grandi stimoli. E i risultati si videro sul campo. La Fiorentina cominciò a cadere a picco in classifica. Tanto che alla 30° giornata la squdra fu affidata al duo Chiarugi-Antognoni, nella speranza di salvare una situazione diventata disastrosa.

Ma la storia era già “scritta”. Anche perchè, complici i fischi alla Nazionale durante l’amichevole Italia-Messico disputata a Firenze, la Fiorentina cominciò a rimanere antipatica al Palazzo. Ci furono risultati clamorosi fino all’ultima giornata, nella quale successe veramente di tutto. Dal pareggio del Brescia col Milan al gol sbagliato clamorosamente davanti alla porta da Carnevale in Roma-Udinese.

La conseguenza fu che la Fiorentina retrocesse clamorosamente in Serie B, con campioni come Batistuta, Laudrup, Effenberg, Baiano.

Non è mai stato chiaro il motivo dello scontro tra Vittorio Cecchi Gori e Gigi Radice. Qualcuno sostiene che il figlio di Gigi, che allora militava nel Monza, avesse una relazione con la moglie di VIttorio, RIta Rusic. Altri che Radice avesse scoperto Vittorio in comportamenti sospetti e lo avesse detto al padre, Mario Cecchi Gori. Altri ancora che “Vitorione” fosse geloso del rapporto che si era creato tra il padre e lo stesso allenatore gigliato.

Fatto sta, che quel meraviglioso giocattolo, si ruppe irrimediabilmente.

Da calciatore GIgi Radice ha vestito le maglie di Milan, Triestina e Padova. Col Milan ha vinto 3 scudetti, ma fu protagonista soprattutto di quello del 1961/62 che portò anche alla successiva vittoria in Coppa dei Campioni.

 

 

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